Angelo Musico - Il Campanile Enna

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Angelo Musico

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Fra Angelo Musico
Venerabile Servo di Dio

Il frate sarto, umile servo di tutti
Caltagirone 1540, Castrogiovanni 9 gennaio 1610

Biografia dal Leggendario francescano, Venezia 1721

Enna, Monastero di Montesalvo

Biografia breve
Nacque a Caltagirone verso l'anno 1540 e fu battezzato con il nome di Antonino. La frequenza dello zio frate accese nel suo animo la vocazione di voler appartenere allo stesso ordine dei frati minori. Essendo figlio unico i genitori si opposero con fermezza alla sua decisione ma la grande determinazione di Antonino fu tale da far cambiare idea ai sui cari. Così all'età di 18 anni emise la sua professione religiosa tra i frati minori e prese il nome di Frate Angelo. Egli progredì rapidamente nella vita spirituale tanto da diventare in breve tempo un religioso esemplare. Da sacerdote si distinse per le sue grandi virtù e il grande zelo, tanto da essere impegnato, dai superiori, quasi sempre all'educazione giovanile. Molto delicato nell'ufficio della confessione, era dotato  di  grande  senso  di  accoglienza  e  di  misericordia. Fu confessore di S. Benedetto da S. Fratello durante la permanenza nel convento di Santa Maria di Gesù a Palermo. Dedicava anche del tempo per lavori di falegnameria e di sartoria. Tanti furono i poveri a beneficiare della sua abilità a confezionare abiti. Di se preferiva essere creduto uomo ignorante e grande peccatore, fuggiva agli onori e rinunciava ben volentieri agli incarichi importanti proclamando di voler essere un semplice suddito per obbedire e servire tutti. Giunse ad Enna nel 1594 ed esplicò la funzione di padre guardiano fino alla sua morte avvenuta il 9 gennaio 1610 all'età di 70 anni. Sparsasi la notizia della sua dipartita una moltitudine di fedeli accorse al convento per venerarlo e chiedere reliquie, strepitosi prodigi susseguirono dopo la morte tanto che dopo due mesi (aprile del 1610) si diede iniz io al primo process o di beatificazione. La salma del Servo di Dio tuttora integra viene venerata nella Chiesa di S. Maria di Gesù di Montesalvo in Enna.


Vita del V. P  Frà Angiolo da Calatagirone M. Osservante Riformato.


Circa gli anni di Cristo 1540 in Caltagirone nell'Isola di Sicilia  nacque questo  "Venerabile  Servo  di  Dio“, che nella Religione fu poi chiamato Frà Angiolo , e nel Battesimo Antonino, figlio di Gasparo Musico e Paola di Prima, persone molto oneste, e timorate di Dio.
Aveva nel Nostro Ordine tra i Minori Osservanti  un  suo  Zio  nomato  Padre Frà Nicola da Caltagirone Sacerdote, il quale gli su occasione, che in Antonino s'accendesse voglia  d'esser Religioso, ove lui si trovava . Inteso il Zio il desio del Nipote, e vedendo i suoi buoni costumi, non avendo l'età necessaria lo vesti coll'abito di Terziario, e lo tenne seco in Convento, sebbene contro la volontà di suo Padre perchè non aveva altri figli. Continuò in quel modo tré anni il Giovinetto poi parti dalla Patria col Zio destinato da Superiori in un'altro convento, con che si spogliò affatto dell'affetto de'parenti. In tanto il P. Frà Nicola l'istruiva nelle lettere, e costumi Religiosi, e dopo qualche tempo tornò in Calatagirone , dove un giorno il Padre andato al Convento voleva ricondurlo per forza a casa. Accortosi di ciò Antonino si mise a fuggire, il che vedendo i Frati gli dicevano , che se n'andasse col Padre, mentre non voleva, che fosse Religioso, e aveva bisogno del suo ajuto. Al che il prudente Giovanetto rispose il detto di S. Girolamo, che se il Padre, e la Madre si mettessero sù la porta disteso in terra, piangendo, per impedire il figlio, che vuole andare a servire Iddio, non deve guardare le lagrime de' Genitori, ma passare sopra di loro, e però diceva non essere obbligato in quello ad ubbidirlo: Sentimento in vero di persona illuminata dalla grazia Divina. Udito ciò il Padre, piangendo per tenerezza, gli diede la sua benedizione, e non lo molestò più per l'avvenire.   La Madre  ancora, morto che sù il Marito prese l'abito di Terziaria Riformata, in cui visse, e mori esemplarmente. Antonino intanto introdotto mediocremente nell' Umanità, e tirato dal buon'esempio de' Religiosi, prese l'abito trà Minori Osservanti , e li fù posto il nome di Frà Angiolo, essendo in età d'anni dieciotto. Diede nel Noviziato  saggio di gran bontà , di buon esempio, e mortificazione, onde sù ammesso alla professione con giubilo dell'anima sua, e degl' altri Frati. Mirandosi Professo si diede tutto alla divozione, e all'acquisto delle virtù, inoltrandosi ogni giorno più nella perfezione. Fatto Sacerdote, e vedendo i Superiori la sua singolare Religiosità lo destinarono Maestro de Novizi non ostante, che tal'uffizio si dasse solo a Frati vecchi nella Religione, compensando gl'anni coll'esemplarità della vita. Non può spiegarsi con quanta prudenza, zelo, e carità egli in tal ministero si diportasse,  incamminando quelli alla perfetta osservanza della nostra Regola. Per essersi allora introdotta la Riforma in Sicilia si riformò il Convento di Calatagirone, in cui egli si trovava, e volle restarvi con dichiararsi Riformato, come poi sempre visse, e morì. Venti anni era vissuto nell'Osservanza, quando passò tra Riformati, trà quali aumentò assai più nel fervore, ne' spirituali esercizi , e nell'asprezze con profitto suo, e degl'altri.


II suo ordinario esercizio era di tagliare, cucire e rappezzare gli abiti a Frati del Convento ove dimorava, spendendovi non solo i giorni, ma anco la maggior parte della notte, occupando in tanto sempre la mente in sante meditazioni, « tenendo il cuor'unito con Dìo , non volendo allora conversazione de' Frati, ma starsene solo . Quando ne' viaggi arrivava di notte ne' Conventi, pregava  il  compagno  si  compiaceste  d'aspettare  fin che suonasse il Mattutino per non incomodare i Frati che riposavano, trattenendosi più ore fuori per detto rispetto . Entrato poi, e presa la benedizione dal Superiore andava cogl'altri Frati in Coro a recitar il Mattutino, quale finito pigliava poi un poco di riposo.  Trovandosi  infermo  un Frate, che per mortificazione portava sempre un' abito solo, onde il freddo molto l'affliggeva, osservatolo Frat' Angiolo, senza dir nulla, pregò il Guardiano, li concedesse una tonica, ed ottenuta licenza glie ne tagliò una nuova, la cucì, e scaldata la diede al Frate, che per amor di Dio si vestisse,  come  fece,  restando  di tanta  carità  non poco edificato. Ridottosi un pover uomo a tanta miseria, che con tutta la sua famiglia periva della fame, Frat'Angiolo gli procurò alcune limosine, acciò potesse sostentarsi.  Di questi casi ne occorsero  altri,  che  per  brevità  si  tralasciano. Non poteva  soffrire  di veder  patir il  prossimo, per lo che scusava i difetti di tutti, ed ordinando quando era Maestro de Novizi qualche rigorosa penitenza, non permetteva poi che si eseguisse. Procedeva con Frati,e secolari con somma piacevolezza, e mansuetudine, e parlando con essi, ancorché prolungasse il ragionamento, ogn' uno ne sentiva spirituale consolazione. Gustava, anzi procurava eziandio esser poco stimato, e tenuto ignorante, e gran peccatore, riputandosi egli tale nell'interno. Sovente diceva, che la Misericordia impediva la Giustizia Divina non lo fulminasse nell'Inferno.  Fuggiva  a tutto  potere  gl'onori,  e dignitàri rinonziandole con gran giubilo, quando conferite gli venivano, godendo esser suddito, ubbidir, e servir tutti con prontezza.

Nel mangiare fù sempre molto parco, lasciando la maggior parte di tutte le cose, che venivano alla mensa, mortificando  il  senso  in  maniera,  che  fuggiva anco la vanagloria. Non lasciò mai ancorché infermo, e vecchio ì soliti digiuni d' obbligo, e divozione costumati nella Riforma, ed in essi non fece mai collazione la sera. Nell'ultima sua infermità non potendo pigliare i cibi ordinatili dal Medico, fu d'uopo il Superiore gli lo comandasse  per ubbidienza.  Procedè  sempre con grandissima onestà, fuggendo ogni occasione non solo di peccare, ma di qualunque minimo pensiero, onde mai non volle confessare secolari, parlando solo di cose spirituali con tutti, e quando gli occorreva con Donne, cogl'occhi bassi , e con rara modestia.

Pochi giorni avanti la sua morte, essendo infermo, e parlando con un Frate di molto spirito disse frà l'altre queste parole: io ringrazio sommamente il Signore, che avendo  proposto,  quando  presi l'abito non peccare nemmeno venialmente contro la castità,  mi à conceduto  grazia  d'adempirlo. Con altrettanta accuratezza osservò la Francescana povertà. Risarciva le fabbriche de' luoghi, ove dimorava, rappezzava tutti gl'abiti, e altre cose lacere de Frati, vestì sempre abiti di lana ruvida, fuggendo col detto esercizio lo star ozioso, nel tempo, che dall'orare gli avanzava. Era zelantissimo del culto Divino non solo in se stesso, ma anco negl'altri, procurando si recitassero gl'offici divini d'obbligo, e divozione con riverenza, attenzione, e colle solite pause, tanto estendo Guardiano, quanto suddito .  Nel Salmeggiare in Coro stava sempre in piedi divoto, e senza  mai appoggiarsi,  quantunque  vecchio di settanta anni, per lo chè veniva sempre destinato Rettore del Coro, e celebrava le Feste colla maggiore solennità a lui possibile. Ancorché non fosse Sagrestano stava sempre vigilante di giorno, e di notte, acciò che l'officio suonasse all'ore debite, e s'osservasse l'ordine della Chiesa, e della Religione, essendo lui il primo a presentarsi in Coro specialmente al Mattutino. Ogni mattina diceva Messa preparandosi  con molta divozione. spendendo tutta la mattina in orazione. Era divotissimo della Beatissima Vergine, del Padre San Francesco, e dell'Anime del Purgatorio, dicendo sempre Messa de' Defonti,  quando  l'officio  non era doppio, onde ì Frati lo chiamavano il Cappellano de' Morti . Sentiva estremo rammarico dei' peccati in offesa di Dio.

corpo incorrotto del
Venerabile Servo di Dio
Angelo Musico

Onde una volta udendo alcuni peccati gravi, de' quali ne risultava scandalo al prossimo, e disonore a Dio, si mise a piangere dirottissimamente, e dire, mi sarei contentato d'esser posto in una fornace di fuoco, o pur'assorbito vivo dalla terra, purché  Iddio non fosse stato offeso.  Fù tale il suo pianto, e sentimento, che indusse a piangere amaramente tutti gli astanti. Per queste, e altre sue virtù il Signore lo fé partecipe di molte prerogative solite concedere a suoi gran Servi, come il far miracoli, e profezie, intorno a che si racconteranno alcuni pochi casi de' molti, che sono seguiti .
Essendo Maestro di Novizi in Palermo, infermatosene uno, detto per nome Frà Ambrogio da Racalbuto, dirle aver necessità di mutargli la tonica. Ordinò egli ad un'altro Novizio andasse a scaldarne  una, che li diede, ma non avendo trovato fuoco nella cucina tornò da lui senza averla scaldata, onde gli comandò, che non ostante fosse allora una gagliardissima pioggia pregane  Iddio facesse  scuoprire  il Sole, acciò con i suoi raggi riscaldasse la detta tonica non potendo col fuoco per non esser' acceso. Ubbidì il Novizio,  e comparve  il Sole, onde ottenuto l'intento, ricominciò subito a piovere con istupore di tutti. Essendo Guardiano d'un Convento in un anno molto sterile, gl'Ufficiali del luogo provvidero di frumento tutti i Religiosi, perche non  trovavano  limosina.  Esortarono  coloro  a far il medesimo  con lui  al che non volle mai acconsentire, confidando solo in Dio, dal quale fù sempre provveduto  d'abbondevole  vitto per tutti i Frati, non ostante la sterilità di quel tempo. In Castrogiovanni giacendo infermo Tomaso Ganci , ridotto all'estremo  e presi i Sagramenti, perduta la parola, ogni segno di vita, onde da tutti era tenuto per morto; una sua Sorella andatasene al nostro Convento, con lagrime raccommandò  il fratello a questo Servo di Dio, che mosso a pietà fè un poco d'orazione, e poi disse, stà allegramente, che non morirà, e rispondendo colei, Padre è quasi morto, replicò egli, abbi fede, che non morirà, le diede il suo cordone, acciò lo ponesse sopra l'infermo con che avrebbe ricevuto la sanità, e la vita, come infatti subito seguì .

Giacoma  Cappa avendo patito sei mesi un'eccessivo  dolor  dì capo,  incontratasi  con  lui  fè dirsi un'orazione sopra, e tosto fù libera. Natalia Dentici nativa di Calatascibetta abitante in Castrogiovanni, impazzita da sei mesi usciva di casa più volte spogliata, non mangiava, voleva uccidere una sua figlia, per lo che sù l’uopo incatenarla.  Con tutto ciò un giorno uscì di casa con un bastone sù le spalle, e se n'andò verso il Convento, ove allora Frà Angiolo era Guardiano, e appunto si trovò alla porta dispensando il pane a poveri. Vedutala fecele segno, che s'accostasse, le diede un pezzetto di pane, e nell'istante medesimo tornò in se, e in buon senno, e se n'andò a casa libera e sana, come continuò sin'alla morte. Agnese  Cammarata  afflitta lungo tempo da un grave dolor in un braccio, andando in Chiesa  incontrò  questo  Servo  di  Dio,  dal quale fattasi dire un' orazione sopra restò incontanente libera .
il Dottor Vincenzo Lauria, tenendo la moglie per una postema incancherita, in termine di morte, andò a raccomandarla al Servo di Dio, il quale gli inpose, che dicesse sette Pater noster, e sette Ave Marie innanzi l'immagine della Beatissima Vergine, ciò fatto gli disse, andate , che vostra moglie guarirà. Tornato in casa trovò la postema aperta , e frà pochi giorni risanò, onde il Medico attestò essere stata grazia sopranaturale . Trovandosi infermo a morte Placido Caffiro nella Città di Piazza, andò la Madre con lagrime a raccommandarlo all' orazione di questo buon Padre, il quale promise andarlo a visitare, come eseguì, e fattoli sopra il segno della Croce gli cessò tantosto la febbre. Elisabetta Caffiro essèndo stata per tre anni attratta d'ambedue le braccia, e mani in modo, che non poteva avvalersene, e di più era cruciata d'acerbissimi dolori, andata da F. Angiolo, e fattole esso il segno della Croce, subito fù sana. Nella stessa Città Grazia Caffiro depose, che essendo in sua casa nove persone per mancamento di vitto stettero ventiquattro ore senza mangiare,  e senza  speranza  d'averne  onde Orsola sua Madre disse, recitiamo le Litanie alla Madonna, sopraggiunta la notte andarono due Frati mandati da Frà Angiolo, allora Guardiano,  e gli portarono  cinque pani, de' quali  mangiarono  a sufficienza  tutte quelle nove persone la sera , e per altri
con cinque giorni continui mattina, e sera, moltiplicandosi  per l’ intercessione di lui.



Tomasa Scillia aveva una figliuola nata d'un Mese colla rottura  dalla parte sinistra.  Passando un giorno per la sua casa questo Servo di Dio, lo pregò a dirle un orazione, e compiaciutala la mattina seguente lì trovò sana. Essendo Guardiano molte volte gli occorse moltiplicare miracolosamente  il pane.  Si vide in molti casi esser anco dotato dello spirito profetico. Donna Giovanna Grimaldi attestò averle rivelate molte cose, e particolarmente predetta la morte del marito . Essendo Antonino Ritondo imprigionato  dalla  Giustizia gli  predisse,  che  il giorno seguente  sarebbe  stato liberato,  il che gli pareva impossibile e conforme infatti successe. Trovandosi gravemente infermo Giuliano  Roseli,  e  dettoli  da  Medici,  che  in  quel giorno li doveva venire un'accidente terribile, secondo li segni della medicina, andato a visitarlo F. Angiolo nell'istesso giorno, ed inteso il pronostico fattoli, disse, che stasse allegramente, atteso che nò quello, nè altro accidente l'averebbe sorpreso, e di ciò assicuratolo non successe altrimenti. Ad un'uomo detto Santi Varisàno predisse aver'a morire di mala morte, e che allora egli non si sarebbe trovato in quel luogo, come avvenne. Gio Bartolomeo Polizzi affermò avergli rivelato molti segreti del suo cuore, quali solo Iddio poteva sapere, e di più li predisse la morte molto tempo innanzi. Nel Convento di S. Pietro di Piazza vestitali l'abito del nostro Terz' Ordine una donna nomata Angelica,  nel  partirsi  disse  questo  buon  Padre, che l' avrebbe lasciata, il che seguì avanti scorressero tre mesi . Finalmente dimorando questo Servo dell' Altissimo nel Convento di Castrogiovanni pregando con istanti prieghi il Si- gnore, che lo togliesse da questa vita , acciò più non l'offendesse, essendo ancora sano disse al Guardiano, che in quell'anno morirebbe. Circa il fine di Dicembre del 1609. s'ammalò, e di nuovo disse al Guardiano, io di questa infermità morirò,con tutto che il Medico asserisse non esser' infermità mortale. Si confessò, e chiesto perdono a' Frati del mal'esempio, con pregare anco il Guardiano, che scrivesse a tutti gli altri Conventi, come egli a tutti domandava perdono, qual cosa mosse i Frati presenti a piangere, prese la santa Comunione addi otto di Gennajo, ed il seguente giorno di Sabbato dedicato alla Beatissima Vergine sua particolare Avvocata, ricevè l'Estrema Unzione, fattasi poi dare la Çorona della Madonna si mise a recitarla al meglio che poteva, e fissati gl'occhi al Crocifisso, con molta divozione diede l'anima al Creatore sù le ventidue  ore delli nove di Gennajo 1610. di sua età settanta, e di  Religione  cinquantadue.  Saputosi  il suo passaggio concorse innumerabile popolo a riverirlo, dividendosi il suo abito come Reliquia, per mezzo di cui operò il Signore diversi miracoli.  Essendo  poi portato il Corpo in Chiesa, e tenutovi tutta la Domenica, si vidde sempre  sopra di esso uno splendore  celeste. Mentre  giaceva  infermo,  andato  a  visitarlo Frà Lodovico da Castrogiovanni, gli disse Padre fateci onore dopo la vostra morte con miracoli, rispose egli, sì, sì, al fare della Luna. Si risero di ciò Frà Lodovico, e gl'altri Frati presenti, pensando che scherzasse. Ma il successo dimostrò  altrimenti,  atteso al far della Luna dopo morto, seguirono per lui, tanti, e si prodigiosi miracoli, che se ne formarono molti processi. Fù atterrato nella sepoltura comune , e il P. F. Antonio da Randazzo, allora ivi Guardiano , quattro volte vi scese in un mese a vederlo, e sempre lo trovò intiero, e senza un minimo mal' odore.

Volle  manifestar'il  Signore  a più persone  la gloria di questo suo Servo. Nella istessa notte, che seguì alla sua morte, sù l'alba, la Venerabile Suor Elisabetta Ciraulo, Donna di molta santità, e miracoli, nostra Terziaria, ed un' altro Padre molto esemplare, viddero ambedue l'anima di esso F. Angiolo tutta gloriosa, e risplendente  salire al Cielo,  accompagnata  da molti Angioli , e venir ad incontrarla il P. S. Francesco, S. Antonio di Padova, S. Bernardino con altri Santi, e Beati dell'Ordine, e sopra di essi Cristo Signor Nostro, e la Beatissima Vergine; In arrivando il P. S. Francesco l'abbracciò caramente , e lo baciò nella fronte, dopo questo F. Angiolo gli raccomandò tutti i Frati , e quelli , che a lui si erano raccomandati, onde il Serafico Patriarca voltatosi a Cristo lo pregò  per tutti i Frati,  ma particolarmente, che esaltasse gii esemplari, e castigasse i scandalosi , ed il Signore li diede autorità di benedire quelli , che se li raccomandavano, e benedicendogli si vide cadere in quel luogo come una gran pioggia di saggi di fuoco in segno delle grazie che si davano per intercessione di Frat'Angiolo a Frati, e ad altri suoi divoti.


Dopo fù vestita la sua anima di vesti Sacerdotali, e posta fra Santi, e Beati della Religione. Nell' ultima infermità avanti che morisse, parlando seco F. Lodovico da Castrogiovanni, gli disse: Padre, se a Dio piacerà, mi farete grazia dopo la vostra morte di apparirmi e scuoprirmi lo stato, in cui vi trovate ? Promise F. Angiolo di farlo, ed una notte poco avanti il Mattutino dopo morto gli apparve in sogno, e subito F. Lodovico gli domandò, non siète voi, Padre , passato all' altra vita? sì, gli rispose F. Angiolo, ma perche mi pregasti, che t'apparissi son'ora venuto, e F. Lodovico replicò, dove vi trovate Padre , sòggiunse egli, sono per grazia di Dio in Paradiso, del che si rallegrò non poco l'infermiere, e lo richiese gli narrasse alcuna cosa della Patria celeste , ma in quell' istante suonò il Mattutino, esso si svegliò, e sparve la visione, restando nell' anima oltremodo consolato. Si compiacque anco il Signore operare molti miracoli per i meriti di questo suo Servo, de' quali avuta notizia il Vescovo di Catania Patriarca di Costantinopoli, per chiarirsi della verità, vi destinò Comissario D. Mariano Petratto, Dottor di Leggi, Protonotario Apostolico, e Vicario in Castrogiovanni, acciò pigliasse informazione della Vita, virtù , e miracoli di esso P. F. Angiolo. Fatto questo primo processo, e presentato al suddetto Patriarca, avendolo letto, e ben ponderato, diede licenza si cavasse dalla sepoltura comune il suo Corpo, e dentro un'onorevole cassa si tenesse nella Sagrestia fin che dalla Santa Sede Apostolica altro si ordinasse. Fù trovato intiero senza nessuna putrefazione, ormai' odore, e posto in una cassa di noce fù alluogato decentemente nella Sagrestia, è venerato sin'al presente, ricevendo molti , che a lui ricorrono, grazie singolari mediami i miracoli che ivi succedono . Oltre l'accennato processo se ne formarono diversi altri, e l'ultimo trasmesso in Roma, conosciuta la sua validità, s'ottennero lettere remusorìali al Vescovo di Catania per formarsi il processo con autorità Pontificia, e rivedersi il Corpo. Presentate le lettere si ordinò il comìnciamento di tale processo. Tutto  ciò  abbiamo nella  Cronica  de' nostri Riformati di Sicilia, dove vi è una lunga sèrie di miracoli , ed ivi potrà vederli chi saper li desidera.


post a cura di Rino Spampinato, foto di F.Emma, inserito il 21 settembre 2012

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